Decompressione, Tumefazione e Ciaone

Da circa sei mesi convivo con quella belva atroce e impossibile da sconfiggere, quel demone al confronto del quale la gorgonide Medusa era poco più di un teletubbies: Lo smartworking
Per chi ha una bambina di 4 anni e mezzo - tralasciando quella di 6 mesi - e ha avuto la brillante idea, pochi anni fa, di ristrutturare casa creando un unico open space in tutta la zona giorno, lo smartworking rappresenta un misto tra giochi senza frontiere, le 12 fatiche di Ercole - una per ogni ora diurna - e Saw, l'enigmista con un essere di un metro che si presenta ogni tanto su un triciclo sussurrandoti (perché non voglio disturbarti papàààààà) "facciamo un gioco?".
E lì, per evitare i sensi di colpa, cerchi di inventarti giochi assurdi in cui lei deve andare cercando in giro per casa qualcosa per almeno 15 minuti. E tu in quel quarto d'ora devi condensare un'ora di lavoro.
Alla fine cedi. Lei dietro di te scatena energie primordiali come se avesse bevuto a colazione latte e stelle di neutrini e ruttasse raggi gamma mentre tu sconsolato guardi in avanti, verso il buco nero che risucchia le ore del tuo tempo giornaliero.
Sei diventato Max Pezzali senza accorgertene.
Immagine per quelli nati prima del 1990


Poi arriva il sabato. E pensi "dai, piccina, tutto il giorno chiusa in casa, portiamola un po' dove possa sfogarsi, per decomprimere un po'".
Scegli un parco giochi, così lei può correre, saltare, urlare, gioire, fare le giostre. E tu hai le panchine. 
Mentre ti avvii in macchina, dopo aver preparato 854mb di canzoncine, 4 pacchetti di crackers e 42 argomenti di conversazione guardi nello specchietto: lei dorme. Sono le dieci del mattino e lei dorme. Tu alzi gli occhi al cielo chiedendoti per quale motivo a casa, a quell'ora, sembri la versione bionda di un fungo nucleare mentre in macchina, DORME. 
Valuti l'ipotesi di trasferire il tuo smartworking in macchina, di diventare uno zingaro professionale.

Arrivi al Parco, al Cavallino Matto e un'ondata di ricordi ed emozioni ti colpisce come se un convoglio delle montagne russe avessero deragliato. I popcorn, le giostre, la barca dei pirati, i bambini che corrono. Guardi tua moglie che alza gli occhi al cielo. Si rende conto anche lei che quel giorno i bambini a cui badare saranno 3 (quanto ritorna spesso questo numero su questo blog).
E tu...in preda a un'illuminazione, capisci che chi aveva necessità di una decompressione non era tua figlia, ma tu. Sei tu che hai bisogno, non tanto di correre, ma di dimenticare, per qualche ora, di essere grande e di prendere esempio dai tuoi figli.

Non sono uno di quei fautori del "dobbiamo tornare tutti bambini! I bambini hanno capito tutto, dobbiamo comportarci come loro". Se lo facessimo scateneremmo guerre nucleari per un biscotto caduto a terra in seguito a una spinta e torneremmo allo stado brado a ciondolare sugli alberi. 
Ma a volte è bene, guardando i bambini, cercare di capire cosa eravamo e cosa possiamo ancora essere, senza aver paura delle risposte. Tutti avevamo dei sogni che non si sono realizzati, tutti facevamo dei pensieri che abbiamo cambiato e tutti, siamo cambiati (vivaddio mi permetto di aggiungere), per questo spesso non ci immedesimiamo in loro. Abbiuamo paura di giudicarci per come siamo cresciuti. 
Ma almeno per un attimo, in un parco giochi, quella differenza si può annullare, e tu e tua figlia di 4 anni potete correre, impennando sulle ruote di dietro il passeggino della bimba di 6 mesi, per fare un altro giro su quella giostra fantastica stando per una volta davanti a tutti.
E qual è il risultato di questa mirabolante visione, di questo iconico Nirvana? Che ti dimentichi una cosa fondamentale: rispetto a tua figlia, hai un anca consumata dall'artrite giovanile, una protesi all'altra e non corri da quando i suddetti 883 erano in cima alle classifiche. Quindi perdi l'equilibro, cadi e ti sfracelli il braccio su un marciapiedi. La gente non sa se ridere o tirarsi dietro i bambini temendo un ubriacone e anche la sicurezza si fa qualche domanda prima di chiederti "tutto bene?"
Ma tu ridi. Perché fa parte del gioco ricordarsi di stare crescendo e la seconda illuminazione che ricevi, dopo quella della quantità di Oki che ti servirà per riprenderti, è che le risate che sentivi dalla bocca e dagli occhi di tua figlia valgono molto. Valgono sicuramente il prezzo del biglietto, degli sguardi straniti di chi crede che ci sia un'età in cui non è corretto fare quello che fa ridere i bambini, e dei lividi. 
Quelle risate valgono tutte le ore del mondo.


E mia moglie? Il suo sguardo severo, la sua attitudine al comando tipica della stirpe normanna da cui deriva ci ha accompagnato per QUASI tutto il percorso



E quando siamo andati via, al mio "dai Gaia, dì ciao al Cavallino Matto" lei si è girata e ha urlato un "ciaoooooooo" che era un "ciaone". 
Ciaone alla convinzione che i bambini si possano far "scaricare", alla convinzione che esistano cose "da grandi" e cose "da piccoli" e alla convinzione che esista un limite di tempo anagrafico alle figure di m*a.
I ciaoni più belli della mia vita.

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