Sudando in una notte di mezz'estate...


Le mie tre dita


Cose strane succedono durante una sera di fine luglio, una di quelle sere in cui il caldo insopportabile genera più pensieri che sudore. Una di quelle sere in cui stai fermo a guardare il soffitto arbitrando la Front Racing Sweat Competition e dando nomi alle gocce che corrono lungo la fronte per celebrarne la vincitrice.
Poi ti fermi, interrompi la gara, e pensi che forse è ora di tornare a scrivere. Come se il sudore avesse sciolto una scorza di calcare sotto cui avevi sepolto quella voglia.
Così, rieccomi con "dita e calamaio", ad alimentare l'ennesimo blog, fa così vintage, fa così anni 90, fa così "me".
Ed eccomi con "Le mie tre dita".

Anni fa rimasi folgorato da una canzone di Mannarino, Bar della Rabbia, e dal suo "Quando un giudice punta un dito contro un povero fesso, nella mano stringe altre tre dita che indicano sè stesso". 
Ce l'ho nella playlist e saltuariamente mi ricapita di sentirla. Quella frase mi rimbalza nella testa diventando ogni volta più ossessiva, come una pallina di ferro che cade sul pavimento con tonfi sempre più frequenti a ogni rimbalzo. Un giorno si fermerà sicuramente, ma per il momento a ogni ascolto diventano sempre più ravvicinati.
Mi sono ricordato di tutte le volte che ho puntato il dito: con i post su Facebook, con le parole, con i pensieri e mi sono accorto di quanto questo puntare il dito dicesse più di me stesso, di quello che provavo in quel momento, che qualcosa sull'argomento che indicavo.
Le accuse, i discorsi accesi, rivelano il nostro stato d'animo; rivelano quanto siamo disposti a trattare con il mondo, venirne a patti e perdonarlo o condannarlo.
Ho capito allora che forse più che di "un argomento" avrei dovuto cominciare a pensare "come mi faceva sentire quell'argomento" e come quello che accade nel mondo ha effetti su di me, mi cambia, mi lascia indifferente, mi costringe a tirare fuori il meglio e il peggio di me.

"Si Christian ma perché dovremmo seguire un blog in cui parli di come ti fa sentire quello che ti succede intorno?" La risposta è molto semplice

Quindi, "Le mie tre dite" per ricordarmi che ogni accusa, ogni giudizio, ogni pensiero porta un profondo impatto - anche positivo, non necessariamente negativo - su me stesso.

E poi perché vivo con tre donne in casa. E ogni dito puntato porta inevitabilmente come conseguenza altre tre dita rivolte contro di me: è una piacevole condanna che, come maschio unico in casa, mi onoro di portare avanti.

Quindi ci rileggeremo presto spero.
Anche se magari domani cancellerò tutto. O magari andremo avanti per anni. Non lo so. So solo che le mie dita hanno ripreso a muoversi e sono curioso di vedere dove mi porteranno.

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